- Mercati azionari verso una chiusura settimanale positiva
- Continua la corsa al ribasso dei titoli di Stato
- Stime di Inflazione dell'Ocse pessimiste
- Mercati azionari verso una chiusura settimanale positiva
- Continua la corsa al ribasso dei titoli di Stato
- Stime di Inflazione dell'Ocse pessimiste
I mercati azionari sembrano improntati a chiudere la settimana in positivo dopo i forti cali visti nelle scorse settimane, nel frattempo il petrolio prova a chiudere la settimana in negativo,
Il recupero dell'azionario
Il mercato azionario tenta il recupero su base settimanale dopo le brutte settimane che abbiamo visto da inizio marzo, una dinamica di recupero che ha origine dalla tecnica. La volatilitá rimane ancora molto elevata, il Vix rimane sopra i 20 e questo non puó far altro che esasperare i movimenti di mercato sia da una parte che dall'altra. In ogni caso la tendenza di fondo rimane ribassista e un recupero ulteriore anche per la prossima settimana non sará sufficiente a far cambiare questa dinamica che oramai sembra quasi del tutto definitiva a poche giornate dalle chiusure mensili. Questo recupero é da intendersi come pausa del trend ribassista, un recupero con volatilitá alta, un classico dei trend ribassisti.
Male i titoli di Stato
Continuano a salire i rendimenti dei titoli di Stato, anche in presenza di una dinamica di recupero del mercato azionario. Questa situazione é principalmente legata alle stime di inflazione che stanno uscendo ultimamente, soprattutto l'ultima stima dell'OCSE che vede per gli Usa un'inflazione al 4,2% per il 2026, il che va a rallentare drasticamente quella che era una politica "meno restrittiva" volta alla riduzione dei tassi di interesse. Questo movimento sui titoli di Stato é peró ingiustificato dai fondamentali: i nuovi dati sull'inflazione ancora non sono usciti seppur attesi al rialzo, non sono previsti al momento cambiamenti sostanziali delle politiche monetarie, la dinamica di fondo dell'azionario sembra essere cambiata e un flight to quality é piú che plausibile nelle prossime settimane.
Le stime di inflazione e il nodo consumi
Le ultime stime di inflazione dell'Ocse che vedono l'inflazione Usa al 4,2% per quest'anno e un'inflazione per i paesi G20 al 4% non si sposa con la riduzione del Pil che e prevista dalla stessa organizzazione. In pratica ci si attende un rialzo dell'inflazione aggressivo con una riduzione del Pil misera, parliamo di un -0,5% per i paesi G20, una riduzione molto bassa. Il grande problema circa l'inflazione é relativo ai consumi. Proprio durante lo scorso anno, in corrispondenza dei dazi, abbiamo visto come l'Ocse si attendeva un'inflazione in salita oltre il 4% in Europa, una salita che non abbiamo assolutamente visto, cosí come Deutsche Bank attendeva l'inflazione al 3,3% per il 2025, livelli mai raggiunti per l'inflazione Usa. Questo era dovuto essenzialmente al calo dei consumi che di fatto ha smorzato il rialzo dell'inflazione a lungo termine. Questo sta a significare che il consumatore non riesce a supportare i rialzi dell'inflazione, la domanda é praticamente "elastica", ossia molto sensibile agli sbalzi di prezzo. L'inflazione quindi rimane un incognita e dare per scontato un rialzo a lungo termine potrebbe essere un grande errore di valutazione.
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